Il sistema di analisi DNA HIrisPlex che può stabilire il colore degli occhi e dei
capelli da campioni delle moderne scene del crimine è anche in grado
di identificare i dettagli da antichi resti umani.
Il sistema può ricostruire il colore degli occhi e dei capelli da denti vecchi fino a 800 anni.
Il sistema analizza 24 polimorfismi del DNA, variazioni che si verificano naturalmente, che possono essere utilizzati per prevedere il colore di occhi e capelli da
resti umani come denti e ossa.
Il Dr. Wojciech Branicki, dell'Istituto di ricerca forense della Jagielonian
University di Cracovia, ha spiegato, "Il sistema può essere usato per risolvere
controversie storiche nelle quali si sono perse fotografie a colori o altre registrazioni. HIrisPlex fu in grado di confermare che il generale Wladyslaw
Sikorski, morto in un incidente aereo nel 1943, aveva gli occhi azzurri e
capelli biondi come visto in un ritratto ritrovato anni dopo la sua morte. Alcuni dei nostri campioni
sono di detenuti sconosciuti della seconda guerra mondiale.
In questi casi HIrisPlex a contribuito a descrivere caratteristiche fisiche da campioni di DNA medievale in cui il DNA è ancora più degradato.
Questo
sistema è ancora in grado di prevedere il colore di occhi e capelli (nella
maggior parte dei campioni di DNA degradato solo colore degli occhi).
domenica 20 gennaio 2013
banca dati DNA. Italia fra gli ultimi in europa
Vi propongo un interessante articolo
sulle Banche dati del DNA che fa il punto sulla situazione in Italia a
confronto con gli altri Paesi europei.
Dovrebbe esistere già da 3 anni, da quando cioè il Parlamento l' ha
istituita nel giugno 2009 in attuazione di un trattato europeo
addirittura del 2005. Ma a tutt' oggi la Banca dati nazionale del Dna non esiste.
Nemmeno esiste il suo presupposto, e cioè il laboratorio centrale per
la tipizzazione dei profili genetici che dovrebbero alimentarla, di cui
solo da poche settimane iniziano a essere rilasciati i primi bandi su
personale e dotazioni. Manca persino il regolamento attuativo della
legge, che sarebbe dovuto arrivare entro 4 mesi dal giugno 2009. Si
contano sulle dita di una mano i centri di analisi che in Italia hanno
la certificazione «ISO17025» richiesta dalla legge, e tra essi al
momento neanche ci sono tutti i laboratori delle forze dell' ordine.
Soltanto tre mesi fa è stata completata presso la Presidenza del
Consiglio la composizione del «Comitato nazionale per la
biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita», i cui membri
incontreranno il 3 ottobre il premier Monti.
E intanto più passa il tempo e più si rischia di dover già buttare kit e i reagenti di laboratorio comprati con uno dei primi appalti nel 2011, perché fantozzianamente in via di scadenza come pure già una convenzione con l' Università Roma Tor Vergata.
L' assenza della banca dati nazionale fa così pagare all' Italia un
altro pesante (seppure meno conosciuto) spread dall' Europa,
stavolta sul tema della sicurezza e in scomoda compagnia: a paragone dei
27 Paesi dell' Unione europea, infatti, soltanto Italia, Grecia, Cipro, Malta e Irlanda non ce l' hanno ancora e dal 2014 rischiano di essere completamente tagliati fuori dalla cooperazione internazionale europea.
Nel frattempo una generale ipocrisia fa sì che tutti sappiano, ma tutti facciano finta di non sapere, che polizia e carabinieri mantengono proprie informali banche dati genetiche,
non dichiarate ufficialmente o pudicamente qualificate come semplici
«archivi d' ufficio» e «non dati personali», accumulatisi negli anni di
indagini su delega della magistratura, e nelle quali i dati sono entrati
all' epoca con criteri e modalità legali ma ovviamente diversi da
quelli previsti dalla legge del 2009. Questo non-detto è affiorato nel
2004 quando un banale processo a un imputato albanese fermato
dai carabinieri per furto d' auto a Bolzano, e la successiva ispezione
(per quanto morbida) del Garante della privacy del 2007, portarono a
galla che l'allora Ris di Parma deteneva non solo i profili genetici di
2.200 indagati e 5.100 tracce mute, ma anche di campioni appartenenti
a 11.700 persone mai indagate e soltanto identificate durante le
indagini. E ancora oggi questo fai-da-te investigativo resta un
argomento tabù, come si è visto dalle risposte cortesi e
tranquillizzanti, ma evasive sui numeri, che i responsabili della
«scientifica» di polizia e carabinieri hanno dato a Pavia al congresso
dei genetisti forensi.
Oltre che dal riversamento di questo pregresso nei primi 12 mesi,
l'attesa Banca dati nazionale (Viminale), che la legge vuole sia
separata dal laboratorio centrale (Dap-Giustizia), è previsto sia
alimentata dai profili Dna (resi anonimi in sequenze alfanumeriche)
degli arrestati e dei condannati definitivi per delitti non colposi per
il quale il codice consenta l'arresto facoltativo in caso di flagranza.
Ci sarà però l'eccezione dei reati contro la pubblica amministrazione,
societari e fiscali, curiosa tutela dei colletti bianchi. E qualche
perplessità desta anche la legge laddove ammette il prelievo forzoso del
Dna (cioè anche senza consenso) di qualunque persona, anche non
indagata: l'unica condizione sarà che, in relazione a delitti non
colposi la cui pena massima sia almeno 3 anni di carcere, il giudice lo
ritenga «assolutamente necessario per l' accertamento dei fatti».
Ancora maggiori dubbi, qui proprio di incostituzionalità, solleva la
legge che assicura la cancellazione dalla banca dati del profilo Dna
della persona assolta alla fine del processo, ma si dimentica
di stabilire lo stesso anche nei tantissimi casi di archiviazione
chiesta dal pm già durante le indagini o di proscioglimento deciso dal
gip in udienza preliminare: bizzarrìa che peraltro dovrà fare i conti
con la sentenza «Marper contro Regno Unito» della Corte europea dei
diritti dell' uomo di Strasburgo, che ha condannato Londra ritenendo che
la conservazione in banca dati del profilo genetico di un
sospettato-scagionato sia intromissione nella vita privata che eccede il
giusto equilibrio tra concorrenti interessi pubblici/privati e perciò
viola l' articolo 8 della Convenzione Cedu. Il senso della Banca
dati nazionale sarà far sì che, dal confronto con il campione
biologico reperito sulla scena del crimine, le indagini siano aiutate da
un «match», cioè da una corrispondenza che potrà identificare un
sospetto o scagionare una persona già indagata, risolvere un vecchio
enigma, collegare delitti di epoche diverse, scoprire chi si nasconda
dietro un alias, identificare un cadavere o ritrovare uno scomparso.
Le potenzialità sono formidabili, come dimostra il sistema inglese (molto aggressivo e onnivoro, che contiene ormai 6 milioni di profili genetici) che è utile alle indagini nel 42% dei casi.
Ma formidabili sono anche i rischi di lesioni della privacy individuale
se non viene dosato bene il bilanciamento con le esigenze
della sicurezza collettiva. E sull' uso forense del dato genetico in
Italia sono proprio giudici e avvocati ad apparire spesso inconsapevoli
delle insidie non solo di un dato genetico ricavato-conservato-misurato
male, ma anche e soprattutto di una superficiale interpretazione e
comunicazione al giudice di un pur corretto dato genetico. Lo dimostra
l' altalena che - al ritmo dei successi (da ultimo nel delitto di
Lignano) o dei fallimenti (Perugia, Garlasco, via Poma) delle indagini
Dna nei processi - oscilla tra l' acritica adesione a una visione
miracolistica che considera vangelo la prova genetica, e una irrazionale
contro-reazione che la declassa al rango di lotteria: quando invece l'
esperienza quotidiana indica che il vero problema è costituito dalla
permanente esistenza di giudici sprovveduti che si riducono a scegliere
alla cieca il proprio perito d' ufficio e, non possedendo competenze per
controllare il metodo usato, finiscono con il delegare di fatto
la sentenza al perito.
Non a caso, dal congresso biennale dei genetisti italiani del
«Ge.F.I.» conclusosi ieri a Pavia sotto il coordinamento del professor
Angelo Fiori e del presidente Francesco De Stefano, è emersa l' assoluta
priorità di una formazione comune tra magistrati, avvocati,
investigatori e genetisti: quantomeno per parlare la stessa lingua su
modalità di raccolta dei reperti, quantità minime di materia biologica
in grado di fornire una risposta attendibile (il problema del «low
template Dna» che ha agitato i processi di Perugia e Garlasco), trappole
delle commistioni tra Dna diversi, importanza di una corretta catena di
custodia che non degradi e non alteri il campione biologico, margini di
errore più o meno accettabili nelle tecniche di amplificazione quando
il materiale sia poco, e validità delle premesse statistiche sottostanti
alle probabilità di frequenza di un certo profilo genetico nella
popolazione.
Le indaginiIl caso Claps Elisa
Claps scompare a Potenza nel 1993, a 16 anni Il suo corpo senza vita
viene trovato nel 2010 e dopo le analisi vengono trovate tracce del Dna
di Danilo Restivo, 39 anni, unico indagato è stato condannato a 30 anni
in primo grado per l' omicidio della giovane.
Il giallo di Yara
Quello dell' omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate
Sopra (Bergamo) uccisa il 26 novembre 2010, nonostante i campioni di Dna
raccolti non è stato ancora risolto.
Come funziona in Europa Le regole adottate per definire compiti e limiti delle banche dati del Dna
Inghilterra. La banca dati è stata creata nel 1995 e
successivamente ha raccolto anche le tracce dei profili degli assolti. È
consentito di prelevare un campione subito dopo il fermo di un
individuo. La banca dati inglese conta circa 6 milioni di profili. Ma
ora una legge già approvata introduce criteri più restrittivi come la
distruzione del Dna degli assolti.
Germania. La banca dati dei profili genetici tedeschi è
stata istituita nel 1998, sotto il governo di Helmut Kohl. Custodisce le
tracce genetiche di almeno 500 mila fra assassini, violenti e maniaci.
Nei primi sei anni aveva portato alla soluzione di 18 mila delitti, fra i
quali 371 omicidi e 870 crimini a sfondo sessuale.
Mappa Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Malta: i soli in
Europa senza banca Francia Istituita nel 2001, la banca dati è stata
anche accusata di collezionare dati troppo velocemente: ogni mese nel
database entrano più di 25 mila nuovi profili genetici. Ad oggi sono più
di un milione i profili contenuto negli archivi, grazie anche alla
modifica del 2003 che ha esteso la raccolta a quasi tutti i reati.
Spagna La banca dati è diventata operativa nel 2007. Fino
all' anno scorso erano state raccolte tracce genetiche di circa 183 mila
persone e fino ad oggi ha aiutato a risolvere almeno 7.500 casi. I dati
di quasi tutte le polizie spagnole convergono nell' archivio, nel quale
però non compare nessun nome, ma solo le etichette del profilo
genetico
Ferrarella Luigi - Corriere della Sera
Iscriviti a:
Commenti (Atom)