Quando si svolgono delle analisi di tipo forense è bene stare molto attenti, eseguire accurate analisi e controanalisi e seguire sempre le indicazioni del controllo qualità. Riporto qui un caso americano in cui un'analisi non molto accurata avrebbe potuto avere importanti conseguenze.
Nel 1989 un neonato viene ricoverato accusando vomito e difficoltà di respirazione.
Dopo le prime analisi il risultato è sconvolgente, nel sangue del bambino si trovano tracce di 1,2-etandiolo, l'ingrediente principale dell'antigelo. il bambino viene subito prelevato dai servizi sociali e la famiglia viene controllata per capire in che modo un bambino così piccolo possa essere venuto a contatto con l'antigelo.
Dopo una visita della madre al bambino, sotto controllo dei servizi sociali, durante la quale la madre aveva dato il biberon al figlio, il bambino si sente di nuovo male e muore. Nel suo sangue si trovano tracce di 1,2-etandiolo.
La madre diventa il primo sospettato, in casa viene ritrovato dell'antigelo e lei dopo un lungo processo viene condannata all'ergastolo.
La donna è incinta di tre mesi quando entra in carcere e alla nascita il bambino viene dato in adozione ad una famiglia. La storia sembra arrivata alla fine, fino a quando anche il secondo figlio della donna non inizia a stare male e dopo essere stato portato all'ospedale gli viene diagnosticata una rara malattia genetica MMA.
l'MMA è una malattia genetica in cui il corpo non è in grado di digerire le proteine e quindi con un alimentazione iperproteica come quella di un neonato nel corpo si accumula acido propanoico, molto simile strutturalmente all' 1,2-etandiolo.
Rianalizzando il sangue del bambino morto osservarono che non c'era traccia dell'1,2-etandiolo. Decisero di inviare il campione a sette laboratori diversi e ben tre trovarono tracce di 1,2-etandiolo.
Si scoprì così che la causa della morte del bambino non era l'avvelenamento da 1,2-etandiolo ma la sua "cura". Infatti le sostanze somministrate al bambino per contrastare l'avvelenamento, che non c'era, avevano procurato infine la morte del bambino.
La madre, che era stata condannata al'ergastolo venne rilasciata e poté crescere suo figlio.
Dobbiamo ricordare che in questo tipo di analisi possono esserci vite in gioco.
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